IL RICORSO IN CASSAZIONE E I SUOI MISTERI

28 Lug 2021 | News | 0 commenti

Dialogo semiserio tra un avvocato ed un magistrato della Suprema Corte

Il Cassazionista è sempre stato, per me, una sorta di Druido in stile fumetto Asterix.

Da quando poi c’è il filtro (non per il tè, ma per l’ammissibilità), lo è diventato ancora di più. Se parlo con un collega che ha presentato un Ricorso (con la R maiuscola eh, mica pizza e fichi), ed ha passato il filtro, lo guardo come una apparizione eterea in località Fatima o giù di lì.

Premetto di aver depositato qualche ricorso in Cassazione (Civile) e di essere sempre riuscito a superare lo spauracchio della Sezione filtro, ma aggiungo anche di non saper spiegare come ho fatto.

Senza pozione magica, per giunta.

E allora mi sono immaginato che un Supremo magistrato si prodighi a spiegare come si scrive un Ricorso per Cassazione ad un avvocato che si cimenti in tal senso…. Nel dialogo, M sta per Magistrato e A per Avvocato.

Questa è probabilmente l’unica cosa che si capirà.

***

M: “Buongiorno Avvocato”

A: “Buongiorno Supremo…”

M: “Allora, cosa voleva sapere?”

A: “Beh, mi piacerebbe sapere come si fa a scrivere un Ricorso per Cassazione… Sa com’è, i paletti sono talmente tanti… Noi Avvocati non sappiamo come scrivere ‘sto benedetto Ricorso…”

M: “Tutto qui? Nel Ricorso per Cassazione, l’Avvocato deve indicare i fatti, il processo e poi svolgere le censure di diritto sulla Sentenza di cui chiede la cassazione…. Mi pare chiaro, no?”

A: “Ah beh ma se é così allora io ricopio gli atti di primo e secondo grado, allego la Sentenza, poi scrivo dove ha sbagliato il giudice di secondo grado e chiedo la cassazione dell’ultima pronuncia, giusto?”

M: “Eh no, così è inammissibile”

A: “Come inammissibile! Me lo ha detto Lei…”

M: “Eh no, io ho detto che deve indicare fatti ed atti, non che li deve ricopiare”

A: “Ma scusi ma che differenza c’è?”

M: “Una bella differenza! La copiatura non è la sintesi… Nel Ricorso per Cassazione è essenziale il requisito, prescritto dall’articolo 366 c.p.c., n. 3, dell’esposizione sommaria dei fatti sostanziali e processuali della vicenda, da effettuarsi necessariamente in modo sintetico, con la conseguenza che la relativa mancanza determina l’inammissibilità del ricorso…”

A: “Quindi non posso copiare l’esposizione dei fatti…”

M: “Eh, no…”

A: “Ah ecco, allora posso allegare al Ricorso gli atti dei precedenti giudizi, va bene?”

M: “No, così è inammissibile. La spillatura degli atti al Ricorso è equivalente alla loro riproduzione”

A: “Allora indico gli atti e i fatti all’interno del Ricorso per rinvio”

M: “No, ancora inammissibile, perché obbliga la Corte a cercare gli atti cui Lei rinvia, cosa che non può fare”

A: “Accidenti! Allora, con sopraffina tecnica informatica, li inserisco come immagini dentro al Ricorso”

M: “No, inammissibile, per violazione dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6: dovrebbe riprodurli indicando anche dove si trovino nel fascicolo di parte o di Ufficio e la sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione”

A: “Indicare la…. che? …”

M: “La sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione”

A: “E cosa vuol dire? …”

M: “Ah non saprei, ci stiamo lavorando, per dare una interpretazione autentica a questa locuzione…”

A: “Vabbè allora intanto che vi chiarite tra di voi, mi scusi, ma se faccio una estrema sintesi di fatto e processo?”

M: “Il Ricorso mancherebbe del requisito dell’autosufficienza, per cui sarebbe inammissibile”

A: “Uhm…. Allora non posso riprodurre gli atti che narrano i fatti e descrivono il processo, ma se non inserisco i fatti sostanziali, il Ricorso è inammissibile perché carente dell’autosufficienza, giusto?”

M: “Esatto! Vede che ha capito? …”

A: “Beh, insomma, mica tanto…. Accidenti, allora mi tocca scrivere uno sproloquio per indicare bene tutto…”

M: “Non può, il Protocollo del CNF prevede che il Ricorso per Cassazione non sia più lungo di trenta pagine…. Inclusa l’intestazione e la firma in fondo, ovviamente”

A: “Quindi, riepilogando: non posso riprodurre gli atti di primo e secondo grado, non posso allegarli, non posso richiamarli per rinvio, non posso inserirli come immagini se non indicando anche la sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, che peraltro non si sa cosa voglia dire …”

M: “Esatto, vedo con piacere che ha capito…”

A: “Veramente ho capito solo cosa non posso fare, non come si fa…”

M: “E’ già molto, credo…. Sono contento di avere dissipato i Suoi dubbi”

A: “Veramente persiste una sorta di nebbia cognitiva sul tema eh…”

M: “Avvocato, il Ricorso per Cassazione è un delicato e sottile equilibrio tra il dire senza dire, sintesi, precisione, diligenza e oculatezza. È un fragile connubio tra esperienza e la conoscenza del Diritto… Se tutti i Cassazionisti sono Avvocati, non è vero il contrario… Non tutti gli Avvocati sono in grado di patrocinare in Cassazione, chi lo fa è una sorta di Druido che amalgama con passione, cura e sapienza questi precari equilibri…Ed i Druidi sono a rischio di estinzione…”

A: “No, direi più…. a rischio di inammissibilità…”

Roberto Smedile

Circa l’autore

Avv. Roberto Smedile

Nato a Milano il 15 febbraio 1968. Laurea in Giurisprudenza presso Università Statale di Milano. Abilitazione alla professione di Avvocato – Corte d’Appello di Milano (1998). Ha svolto attività legale di consulenza per diversi anni in favore di società operanti nel settore petrolifero, chimico ed elettrico ed ha ricoperto il ruolo di “Italian Representative” della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi Uniti (Dubai), presenti in Italia, con l’obiettivo di supportare le imprese italiane che volessero intraprendere una attività commerciale (produzione e/o vendita) negli Emirati Arabi Uniti.

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